mercoledì 31 dicembre 2025


Festival Provinciale 2025






Festival Regionale 2025

(17 gennaio 2026)


Migliore spettacolo della rassegna

Al végh e an el végh (Teatro Accademia Pesaro)

Regista Paolo Cappelloni

 La Compagnia ha messo in scena un’opera dai profondi significati umani, alternando gli aspetti positivi a quelli negativi dei protagonisti e non. Gestualità congrua, occupazione esemplare degli spazi scenici, sincronia delle entrate e delle uscite, pulizia e tempismo nei dialoghi. La recitazione senza esagerazioni espressive, priva di caricature, ha reso al meglio un testo davvero intenso. Notevoli anche la scenografia e la regia.

Migliore regia

Pari merito

Paolo Cappelloni del Teatro Accademia Pesaro,

ha diretto la Commedia con maestria e genialità, rispettando la personalità degli attori e sviluppando le loro doti naturali, portandole a compiutezza. Ha curato il rapporto dialogico e scenico di tutti gli attori che hanno raggiunto una coralità considerevole.

Il regista ha lavorato con elementi dotati dei mezzi espressivi indispensabili della recitazione. La sua direzione si distingue per una linearità mai piatta.


Miglior testo

 Al végh e an el végh (Teatro Accademia Pesaro)

 Il testo è stato ben interpretato dagli attori e il regista ha saputo amalgamare le loro differenti sensibilità. La dialogicità fluida e anche intensa ha ben sviluppato la tematica proposta e ha avuto il pregio (non scontato) di far trapelare l’extra testo, il non detto, il silenzio che ha lo stesso peso semantico della parola e della frase. Potremmo dire che è lo spazio riservato all’ascoltatore per una interpretazione ricca di sfumature che solo l’attento interlocutore sa cogliere.


Migliore attrice protagonista

 Federica Gresta nel ruolo di Zita nella commedia Al végh e an el végh, del Teatro Accademia di Pesaro.

L’attrice, con naturalezza ha dato vita a un personaggio complesso, dando risalto di volta in volta alla pietà, all’incoraggiamento e, alla fine, ha rivelato una inaspettata forza provocando la caduta nel vuoto del personaggio maschile, che, anziché ringraziare per i benefici ricevuti, sfrutta i benefattori e soprattutto colei che aveva preso a cuore le sue difficoltà.









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